Chi deve sottoporsi alla somministrazione della terza dose di vaccino anti COVID-19? Come riportato nella Circolare del Ministero della Salute , sono indicate le seguenti categorie:
- trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;
- trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);
- attesa di trapianto d’organo; –
- terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CART);
- patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;
- immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich, immunodeficienza comune variabile etc.);
- immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es: terapia corticosteroidea ad alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario etc.);
- dialisi e insufficienza renale cronica grave;
- pregressa splenectomia;
- sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) con conta dei linfociti T CD4+ < 200cellule/µl o sulla base di giudizio clinico.
La dose addizionale va somministrata dopo almeno 28 giorni dall’ultima dose, utilizzando come dose addizionale uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia: Comirnaty di BioNTech/Pfizer nei
soggetti di età ≥ 12 anni e Spikevax di Moderna nei soggetti di età ≥ 18 anni.
La dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, a distanza di un determinato intervallo temporale, somministrata per mantenere nel tempo o ripristinare la risposta immunitaria, in popolazioni ad alto rischio, per condizioni di fragilità associate allo sviluppo di malattia grave, (in alcuni casi fatale) o per esposizione professionale, viene chiamata dose “booster”.
La “booster” va somministrata a distanza di almeno sei mesi dall’ultima dose.
La somministrazione della dose addizionale nei soggetti trapiantati e immunocompromessi si considera prioritaria.
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